giovedì 21 novembre 2013

Presenti e assenti

Il giorno 21 gennaio 1984, con una felice presentazione e una notevole affluenza di pubblico, fu inaugurata la prima mostra di pittura del Gruppo 62 di Vicenza sotto l'egida di Piero Franceschetti. Il nome del gruppo, al di là delle reminiscenze letterarie, derivava dal numero civico di contrà Porta Santa Lucia dove aveva stabilito la sua sede, nell'ampia stanza ristrutturata dagli associati su iniziativa di Luciana Peretti, che aveva interessato al progetto la madre, ospitale padrona di casa.

I primi "sette samurai" che affrontarono il giudizio del pubblico furono: Felice Cosentino, Concetto Di Modica, Piero Franceschetti, Luciana Gheorghiu, Mario Longhi, Luciana Peretti, Giovanna Rossi. Più riuscita ancora la seconda iniziativa, nel maggio dello stesso anno, che s'intitolò "I Rifiuti" e vide la partecipazione di otto pittori, contando Enzo Ronchetti che si era provvisoriamente aggregato al gruppo. La mostra ebbe un coronamento nella performance di poesia di Gemma Bellotto, Giancarlo Caffoni, Nico Cogo, Mario Corato, Claudio De Toffani, Alberto Pento, Arcangelo Persano, Fabio Rossato, Paola Scanagatta, Federico Sesti, Lelle Tadiello, Bruno Vido. Depennato dal novero dei poeti Stefano Ebert, per assenza ingiustificata. Nella presentazione in catalogo, Franceschetti scrisse che il Gruppo 62 era animato da "una volontà civile di essere un centro attivo nel tessuto culturale della città".

Un anno dopo la compagnia dei "magnifici sette" si era già disgregata, ma aveva avuto modo di allestire altre due mostre, in ottobre e in novembre '84, una dedicata alla illustrazione pittorica di poesie di autori noti, l'altra di collages, con l'apporto anche di Gilberto Padovan e di Vasco Tealdo. Comunque l'ultima collettiva del Gruppo 62 ebbe luogo nel febbraio 1985 presso lo Studio "R" di Rosalba Pedrina, con Piero Franceschetti già staccatosi.

Gli amici rimasti continuarono con Luciana Peretti a tenere viva l'attività dello Studio, dando vita nel 1985 a una applaudita personale della stessa Peretti in gennaio, con presentazione di Aldo Lucchetti, avendo ospite all'inaugurazione il maestro Natalino Tacchetti al pianoforte, che accompagnava il tenore Piero Fanton. Seguirono collettive sul tema del carnevale e per la festa della donna, che videro unirsi artiste come Ena Mucchiati, Sonja Bonapace, Vera Olivari, Marilena Bernardi. Parteciparono anche creatrici di moda, Maura e Vittoria, e indossatrici in erba, Silvia e Patrizia. Straordinari modellini di armature del secolo XVII furono esposti da Ugo Panarese, cultore del ramo. Intanto Stefano Ebert disegnava il logo dello Studio 62 adottato dal circolo. Qualcuno, che non sapeva, definì il bozzetto di Ebert "il solito disegnino che amano fare le donne".

Aprendo le porte alla collaborazione più varia, agli aspiranti pittori e agli aspiranti scrittori, lo Studio 62 si arricchiva di conoscenze personali e circolazione di idee, pur nelle scelte apparentemente meno rigorose. Esclusa l'attività commerciale e lucrativa per precisa scelta culturale degli animatori, lo Studio, anche per l'ubicazione decentrata rispetto alle abitudini del pubblico cittadino, poteva permettersi qualche rilassatezza ma pure qualche azzardo. Stimolanti potevano essere le esposizioni di opere di artisti affermati quali Vico Calabrò, Silvio Lacasella, Francesco Lucianetti, e la frequentazione di vecchi maestri come lo scultore Giuseppe Giordani e il popolare pittore Gueri da Santomio. Da queste circostanze nacque l'importante iniziativa dell'aprile 1985: il concorso regionale di pittura e grafica "Il volto della natura", patrocinato dall'Azienda foreste del Veneto, dall'Assessorato alla cultura e dall'Ente del turismo di Vicenza.

La giuria era composta dall'avvocato Angelo Foletto, presidente dell'Azienda foreste, dal pittore Otello De Maria, dai critici Salvatore Maugeri e Giuliano Menato, e da Luciana Peretti in rappresentanza dello Studio 62. Esaminate le cento opere presentate da una sessantina di autori, escluso Angiolo Montagna "fuori concorso", furono decretati i seguenti vincitori: Claudio Cuman, Angelo Sartor, Renato Caneva, Manlio Onorato. Inoltre Romana Gennaro, Cecilia Janice De Luigi, Federico Bonan, Alberto Corrà. Infine Giuseppe Borsato, Walter De Guio, Daniela Nardotto, Gueri da Santomio, Hilde Sigelen, Giovanni Tonin.

Alla fine di aprile ci fu un incontro con Gianni Pieropan, per la presentazione del diario inedito della Strafexpedition scritto da Karl Schneller: 1916. Mancò un soffio, pubblicato a cura dello stesso Pieropan, studioso autorevole della montagna e dei fatti d'arme della Grande guerra. A corollario una mostra di manifesti e cimeli curata da Andrea Kozlovic, Nevio Mantoan, Silvano Motterle. Seguì in giugno per iniziativa del gruppo Folk San Lazzaro una rassegna cronologica di fossili, "La vita prima dell'uomo", curata da Franco Mastrovita. Collegati al tema della mostra, in esposizione dipinti e disegni di Cosentino, Di Modica, Longhi, Mucchiati, Peretti, Rossi, Tealdo, e Gianfranco Pellizzari. Tutte occasioni culturali che destarono curiosità e interesse, mobilitando anche le scolaresche.

Sempre nel 1985 l'attività di poesia ebbe un'impennata grazie agli amici del Cenacolo poeti dialettali, introdotti da Lia Pinelli Pontello. Il libro La bianca scogliera di Mary Maran Benella ebbe il battesimo in maggio, con la presentazione di Lucchetti. In novembre Lucchetti presentò la raccolta di liriche Resine di Giuseppe Fratantonio. Alla fine dell'anno la collettiva di pittura e scultura acquisì al circolo Romana Gennaro, Ilario Lorenzi, Giovanna Strano, Wanda Tedesco Scavazza, Vincenzo Ursoleo, a cui si aggiunse Giuseppe Jovio con una personale nel gennaio 1986. Le studiate presentazioni e letture di Aldo Lucchetti, bella voce radiofonica, davano sapore agli incontri di poesia. Nel gennaio '86, per la commemorazione di Giorgio Temolo accorsero famigliari ed estimatori. Ancora Lucchetti in novembre commentava le poesie di Fratantonio, di Giancarlo Dalla Valle, Enrico Testa, Raffaele Tosin, insieme alle proprie.

Se il carnevale e l'8 marzo, festa della donna, offrivano l'opportunità di serate con musica, recite, presentazioni di modelli primavera-estate per le amiche, e altre attrattive da circolo ricreativo, non era trascurata l'attività culturale. In aprile un'antologica di Dino Cavallin, attivo dai tempi della galleria Calibano e collaboratore di De Maria al circolo La Soffitta, fu presentata da Antonio Stefani, e in maggio fu allestita "L'arte giovane", riservata agli artisti in erba della scuola media. La collettiva di maggio, con Lelle Tadiello, registrava nomi nuovi per lo Studio 62, come Romano Capparotto e Agnes Orbàn. Per iniziativa di Aldo Tescari fu proiettata una vecchia pellicola: Metropolis, un classico del cinema muto di Fritz Lang. Le ultime mostre del 1986, in novembre e per la festa di Santa Lucia, presentarono artisti dalle diverse esperienze come Adriana Bellini, Marcello Bicego, Gilberto De Rossi, Attilio Gulberti, Sandy Morgan, Urbano Muzzolon, Concetta Piacentini, Lee Robbins. Le diapositive di Francesco Costa e di Rocco Finco, oltre a quelle di Cosentino, completavano i programmi per gli appassionati di fotografia.

Nel 1987, alla fine di gennaio, con presentazione di Fiorenzo Rizzetto espongono i pittori Mario Bragagnolo e Maria Pia Filippetto, oltre a Lorenzi e Peretti. Letture di poesie dei padovani Mario Massaro, Luigi Prando, e dello stesso Rizzetto con la partecipazione di Pino Guida, nonché dei vicentini Fratantonio, Lucchetti, Tosin. Con accompagnamento del cantautore Sandro le poesie di Cogo e di Jole Vergoni Gaspari, commentate da Lia Pontello, che con Lucchetti in aprile introdurrà la raccolta Fiori di carta di Luciana Chemello. A maggio, infine, felice accoglienza per le poesie di Anisa Baba Bressan e di Mario Pavan, lette da Liliana Boni Baldo.

Nel mese di giugno 1987, senza clamori né strombazzamenti, esce il primo numero della rivista "La Rua", quadrimestrale del circolo Studio 62. Progettata in febbraio al di fuori del circolo, su suggerimento di Ilario Lorenzi accolto da Stefano Ebert che ebbe l'idea del nome, la pubblicazione prese forma grazie alla collaborazione di Aldo Lucchetti e di Luciana Peretti, con l'apporto e i consigli di Antonio Brazzale dei Paoli. Nuovi amici si sono aggiunti nel frattempo, altri si uniranno lungo il cammino, che continua senza fretta ma con determinazione.
                                                                                                                                                                                    e.bert.
(da "La Rua", ottobre 1987)


L'arte giovane allo Studio 62

All'inaugurazione della prima "Mostra giovane", allestita allo Studio 62 di contrà Porta Santa Lucia, anche l'originale Scotolati fece la sua comparsa, in tuba e mantella da antico venditore di almanacchi, conducendo a passeggio nella culla di vimini le copie del suo ultimo libro neonato. Con giullaresco passo danzante si esibì in un giro di perlustrazione, ammiccando e approvando. Dove si raduna gente estrosa, Scotolati randagio si trova a suo agio.

Molte facce nuove a sbirciare allo Studio 62, dove la direttrice Luciana Peretti si affaccendava con grazia felina, sempre all'erta in mezzo ai quadri e tra gli ospiti. Giovani anche se non giovanissimi, di anni dai venti ai trenta, i sei artisti in esposizione: Mario Bragagnolo, Diego Fanton, Lorella Giordani, Cristina Panarotto, Dario Xausa, Beppe Zampieri. Alcuni sono figli e nipoti d'arte, come la Lorella figlia dello scultore Bepi Giordani, e il Beppe nipote del pittore Otello De Maria.

Già l'accostamento, sia pure per interposta persona, del tranquillo scalpellatore di forme sacre con il sulfureo maestro dal pennello dissacratore, ci fa capire come alla "Mostra giovane" albergassero il diavolo e l'acquasanta. Eppure neanche uno screzio tra questi artisti in fase di crescita e di assestamento. E se ne parliamo ancora a festa conclusa da un sacco di tempo, è perché il tempo che conta nell'arte è il presente di chi si mette davanti all'opera e giudica.

Così, se Mario Bragagnolo dimostra consapevolezza nel suo lavoro con una serie omogenea di oli di soggetto agreste, dalla pennellata pastosa e ben intonata, l'itinerario di Diego Fanton appare rivolto alla ricerca di uno sbocco, con gli acquerelli che dalle prime prove paesaggistiche tendono a un figurativo simbolico in via di definizione.

Le donne non potrebbero essere più agli antipodi. Lorella Giordani dipinge su vetro, e la trasparenza del materiale usato sembra riflettere la letizia del suo mondo interiore. Laddove Cristina Panarotto, esponendo grandi nudi visti come larve su vaste tavole espressionistiche, accese di smalti e dagli sfondi sabbiosi, suggerisce l'inquietudine di una certa condizione femminile.

Il figurativo moderno è il campo d'azione di Dario Xausa, in cui gli echi della metafisica e del surrealismo rimbalzano tre le quinte di quadri scenografici di plastica evidenza. Teatralità che invece Beppe Zampieri vorrebbe distruggere, con i suoi collages di carta strappata, operando quelle "metamorfosi" che dal disegno in punta di penna lo portano alle lacerazioni di macchie e ombre, in un fantastico dalle reminiscenze cinematografiche.

Una mostra sprizzante simpatia, una competizione onorevole fra giovani artisti decisi a fare sul serio nell'esercizio del pennello, dei colori e dello strappo.
                                                                                                                                                                                Stefano Ebert 
(da "Il Corriere Vicentino", giugno-luglio 1989)